| Bernardo LEPORINI | 1904-1996? | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Nel 1929 lascia l'Italia e si trasferisc a Berlino, sempre dedicandosi al disegno e alle illustrazioni di libri per le più note case editrici dell'epoca: il periodo trascorso in Germania, dove conosce Grosz e gli autori di Lustige Blätter, collabora con la prestigiosa testata e vede riconosciuto il suo valore artistico, rimarrà per lui il periodo più entusiasmante della sua vita. Rientra in Italia nel 1936, pubblica tre volumi dedicati all'infanzia e incomincia a realizzare storie per Argentovivo! ("Quando il Goggiam era in fiamme...", "Il tesoro dei ghiacci", "Il siero del professor Radius", tavole umoristiche con Palla e Stecca), Topolino e Paperino. Sulle testate mondadoriane realizza con particolare efficacia le riduzioni dai romanzi di Salgari "La regina dei Caraibi" e "Jolanda la figlia del Corsaro Nero". "La Montagna dell'oro" (testi di Costanzo Federici, alias Federico Pedrocchi) sarà riproposta a tiratura limitata nel 1973 come numeri 8, 10 e 11 dei Sorryalbum dell'editore Ennio Ciscato. Durante la guerra comincia a collaborare con le Edizioni Alpe (collana Le più belle avventure). Su Topolino Paperino Almanacco 1940 pubblica "La bella Zuma e l'albero della salute" (episodio storico sulla scoperta della china), che sarà riproposto da WOW n. 1 (giugno 1976).Dopo la guerra realizza un album di sessanta disegni che illustra gli orrori del conflitto appena concluso e della dittatura; collabora i quotidiani come Avanti! e l'Unità e con la Domenica del Corriere. Ancora nel 1945, in settembre, è anche direttore responsabile del giornale a fumetti settimanale Dinamite, dove il direttore artistico è Luciano Pedrocchi, ma la testata esce soltanto per 12 numeri, riapparendo l'anno dopo in forma di albi, diretta da Pedrocchi, il quale ristampa negli Albi Tre Stelle anche "La Montagna dell'oro"; nel 1947 il giornale Urrà! (dal n. 5 al n. 18) pubblica "Il cobra bianco". Nel 1946 collabora con Il giornalino di Carroccio, per la milanese Carroccio di Gino e Renzo Boschi. Per il giornale Intrepido disegna "La freccia d'argento" e "Il tenente dei dragoni" (su testi di Treddi), e numerosi Albi dell'Intrepido a partire dal n. 177. Nel 1948 disegna episodi di Maciste (Edizioni Milano, poi Mondiali). Appare "Gengis Khan" negli Albi d'oro Mondadori n. 126, seguito dal n. 172 "Il bandito gentiluomo". Nel 1949 collabora come illustratore, tra l'altro, con il quotidiano Milano Sera. Nel 1950 Bonelli pubblica "Il piccolo contrabbandiere", albo a striscia supplemento al n. 64 della 2a serie della Collana del Tex. Nel 1951 tenta in prima persona l'avventura editoriale con l'albo a striscia "Ragazzi in gamba", una serie interrotta dopo soli sei numeri. Dalla seconda metà degli anni Settanta conduce a Milano una vita ritirata, afflitto da una grave infermità alla vista e tuttavia continuando a dipingere per guadagnarsi da vivere. Conclude la sua vita in un ricovero per anziani milanese, negli anni Novanta.Un'insolita illustrazione
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