Cesare ZAVATTINI (Za)1902-1989
Nasce a Luzzara (Reggio Emilia, Italia) il 20 settembre 1902. Frequenta elementari e ginnasio a Bergamo, il liceo a Roma, e alla fine della guerra rientra nella cittadina emiliana.

La prima edizione
de "I poveri sono matti",
Bompiani, 1937.

Nel 1921 consegue il diploma liceale e conosce la giovane luzzarese Olga Berni, che sarà la sua compagna (si sposeranno nel 1931). Si iscrive a Giurisprudenza a Parma, dove insegna in un convitto (tra i suoi alunni ci sono Attilio Bertolucci, Pietro Bianchi e Giovanni Guareschi, che diventeranno suoi amici); legge i giornali di Piero Gobetti e il satirico Becco Giallo. Non concluderà gli studi universitari. Nel 1925 arriva il primo figlio, Mario (seguiranno Arturo, Marco e Milli).
Il 23 agosto 1927 pubblica su La Gazzetta di Parma il suo primo corsivo, "Confidenze del mendicante", e viene assunto come redattore capo alle pagine culturali del quotidiano. Pubblica corsivi sul Secolo XX e recensioni sulla Fiera Letteraria (1928-1930). Pubblica il corsivo "Zibaldone" sull'ultimo numero della Gazzetta di Parma fagocitata dal quotidiano fascista Il Corriere Emiliano.
Nel 1929 è di leva obbligatoria a Firenze, dove frequenta il caffè Le Giubbe Rosse ed entra nella cerchia di Montale, Carocci, Ferrata, Bonsanti, Vittorini; ottiene presto il congedo causa la salute del padre (che morirà l'anno dopo, a soli 48 anni). Nel dicembre 1929 pubblica tre racconti su L'Italia letteraria.
A fine marzo 1930, a Milano, sottopone il primo manoscritto al giovane editore Valentino Bompiani, che gli suggerisce di perfezionarlo. In giugno è assunto a Novella e in luglio pubblica sul quotidiano romano Il Tevere raccontini umoristici corredati da minuti disegni di Guareschi (ma a volte si "pupazzetta" da sé). Lavora di notte sul libro; Olga abita ancora con i due figli presso i propri genitori. Con un prestito del padre di Attilio Bertolucci, riesce a trasferirsi a Milano con la famiglia. Qui inaugura per Giuseppe Marotta, direttore di Cinema illustrazione, la rubrica di immaginarie corrispondenze "Cronaca di Hollywood", firmandola con variopinti pseudonimi. Viene assunto da Angelo Rizzoli a Il secolo illustrato come correttore di bozze, ma pubblica sui rotocalchi rizzoliani novelle, racconti e altro, che firma quasi sempre con pseudonimi. Collabora all'"Almanacco letterario 1931", compilato da Valentino Bompiani e Giacomo Prampolini. Con il titolo suggerito dallo stesso Bompiani "Parliamo tanto di me", il 18 luglio 1931 esce finalmente il primo libro, nell'elegante collana "Panorama dell'umorismo": "Dedico questo libro all'Editore Formiggini, che potrebbe sin d'ora stamparlo fra i suoi famosi Classici del Ridere", dice la fascetta editoriale (come ricorderÓ Massimo Alberini).
Negli uffici Rizzoli incontra per la prima volta Vittorio De Sica.
Nel 1933 temendo di perdere il posto di giornalista si iscrive al PNF, Partito nazionale fascista; in febbraio inizia lo straordinario carteggio con Valentino Bompiani, che durerà oltre cinquant'anni.
Per qualche tempo, fino al 1935, tiene brevi conversazioni radiofoniche all'EIAR, l'ente radiofonico nazionale; collabora agli Almanacchi Bompiani fino al 1939 (e riprenderà nel dopoguerra). Dal 1934 Rizzoli gli affida Cinema Illustrazione, e lui lo convince a varare la prima collana di libri, "I giovani". Scrive il soggetto cinematografico "Cinque poveri in automobile", acquistato da Rizzoli ma realizzato soltanto nel 1952 da un altro produttore e diretto da Mario Mattòli. Scrive con Giaci Mondaini, umorista e disegnatore (padre dell'attrice Sandra Mondaini) il soggetto "Buoni per un giorno", che poi rielaborerà da solo e pubblicherà su Quadrivio. Assieme a Dino Villani crea un "Premio della bontà" o "della Notte di Natale", sponsorizzato da Angelo Motta, che durerà fino agli anni Ottanta.
Nel 1935 la neonata società cinematografica di Rizzoli "Novella film" acquista il soggetto "Buoni per un giorno" e produce "Darò un milione" (regia di Mario Camerini), presentato alla Mostra di Venezia (nel 1938 Walter Lang ne realizzerà negli Stati Uniti il remake "I'll Give a Million").
I fumetti con Mondadori
Nel 1936 è direttore editoriale dei periodici Mondadori, compreso il settore Disney. Viene convinto da Federico Pedrocchi (che si impegna a realizzarne le sceneggiature) a scrivere soggetti per i fumetti, ed esordisce con "Saturno contro la terra", inizialmente senza firmare): la storia, di una fantascienza visionaria e surreale, viene disegnata da Giovanni Scolari e pubblicata dal 31 dicembre 1936 nel giornale I tre porcellini, continuando nel giornale Topolino.
Vista l'accoglienza del pubblico, l'avventura già conclusa viene ripresa e diventa saga: "Rebo ritorna", "La guerra dei pianeti", "L'ombra di Rebo", fino alla fine del 1938. Riprende poi sul giornale Paperino e su Topolino. Gli episodi conclusivi, un'eredità lasciata ai suoi lettori da Pedrocchi, resteranno addirittura "sospesi" dall'interruzione delle pubblicazioni per eventi bellici, concludendosi solo dopo la Liberazione, sempre sulle pagine del giornale Topolino.
Ma l'impegno fumettistico di Zavattini non si limita alle guerre stellari con Saturno: crea soggetti per altre storie, sempre sceneggiate da Pedrocchi. Tra queste "Zorro della metropoli" (nel giornale Paperino, 1937-38, per i disegni di Walter Molino), "La Primula Rossa del Risorgimento" (nel giornale Paperino 1938-1939, disegni di Pierlorenzo De Vita), "La compagnia dei sette" (due episodi in Almanacco di Topolino 1938, ancora di Molino), "Aeroporto Z" (vari episodi disegnati da Caesar) e, nel dopoguerra, "Un uomo contro il mondo" (sceneggiato da Mario Gentilini e disegnato da Giovanni Scolari), fino a "La grande avventura di Marco Za" (dove Marco Ŕ il nome del figlio di Zavattini, Albo d'oro n. 160 del 1949 disegnato ancora da Pierlorenzo De Vita, mentre alla sceneggiatura pu˛ aver lavorato il direttore Mario Gentilini). Nella collana di albi vengono riproposti in versione rimontata anche "Zorro della metropoli" e "La compagnia dei sette", e questa volta lo scrittore vi appone la propria firma.

Nel 1936 si iscrive al Sindacato nazionale fascista dei giornalisti, ma Rizzoli, che non gradisce i sindacati, lo licenzia. Viene subito assunto da Mondadori come direttore editoriale dei periodici, e qui si occuperà anche di fumetti [vedi riquadro a fianco].
Per tre anni tiene la rubrica "Cinquanta righe circa" sul settimanale satirico Marc'Aurelio. Nel 1937 fa rilevare da Mondadori il quindicinale di Pitigrilli Le grandi firme e lo trasforma in un settimanale, con copertina di Boccasile: la nuova formula ha un immediato clamoroso successo.
Nel 1937 esce il secondo libro, "I poveri sono matti". Dirige con Achille Campanile, dal n. 236 del 14 maggio 1938, il settimanale umoristico Il Settebello, acquistato da Mondadori, e vi tiene le rubriche "Lettere di Zavattini" e "Diario di un timido", mentre il 6 ottobre dello stesso anno Le grandi firme è soppressa dalla censura fascista (l'ultimo numero è il 384; una settimana dopo, Zavattini vara sempre per Mondadori Il Milione, "novelle e varietà"). Il 10 novembre esce anche il primo numero del settimanale Grazia, con la sua rubrica "rivolta alle mamme" dal titolo "I vostri bambini vi guardano".
Nell'aprile 1939 De Sica gli compra il soggetto "Diamo a tutti un cavallo a dondolo" e propone il film a Mario Camerini, ma interviene la Direzione generale della cinematografia, che giudica soprattutto il finale come un invito alla lotta di classe, e il progetto è accantonato. Il 1░ giugno 1939 esce il settimanale mondadoriano Tempo, dove Za scrive recensioni cinematografiche. Ma con una lettera del 29 settembre 1939 ad Arnoldo Mondadori lo scrittore si dimette da direttore editoriale della casa editrice, conservando tuttavia la direzione del settimanale Ecco Settebello (nuova testata subentrata a Il Settebello il 16 maggio 1939). In ottobre si trasferisce a Roma, in una camera d'affitto.
Nel 1940, per sua iniziativa, nasce Autori Associati, con il proposito di creare soggetti e sceneggiature in piena libertà, per elevare il livello qualitativo del cinema italiano.
Scrive recensioni teatrali sul settimanale Tempo, e su Cinema del 25 marzo 1940 pubblica il primo "Quadernetto di note", precursore del notissimo "Diario cinematografico" che terrà anni dopo su Bis (diretto da Marotta nel 1948), Cinema nuovo (1952-61), Rinascita (1962-69) e Paese Sera (1976).
Pubblica su Cinema il soggetto di "Totò il buono". Nel dicembre 1940 la famiglia lo raggiunge a Roma, e nella capitale egli abiterà per tutto il resto della vita; il 14 gennaio 1941 inizia a scrivere un diario che porterà avanti sino a pochi mesi dalla morte.
Una micro collezione di quadri
Nel 1941 inizia una collezione di piccoli quadri di autori moderni, 8 per 10 centimetri. L'idea gli viene suggerita da un minuscolo bozzetto di Massimo Campigli, "La cucitrice", avuto in regalo da Raffaele Carrieri, e nei primi mesi del 1943 i quadretti sono già oltre trecento.
Nel novembre 1967 sarà stampato il catalogo "La raccolta 8 per 10 di Cesare Zavattini" (a cura di Ezio Gribaudo, introduzione di Raffaele Carrieri, Edizioni d'Arte Fratelli Pozzo) con le riproduzioni a colori dei famosi quadretti. Ma in una lettera del 1979 Zavattini informerà Bompiani che "per guai economici" ha dovuto vendere tutti i quadretti, ormai arrivati a millecinquecento.

Continua le collaborazioni (rubriche e racconti) mentre scrive nuovi libri ("Io sono il diavolo" alla fine del 1941 e "Totò il Buono", di cui disegna anche la copertina, nel 1943) e soggetti cinematografici. Partecipa anche al Premio "Scrittori che dipingono" alla galleria Il Cavallino di Venezia, gareggiando tra gli altri con Gatto, Montale, Buzzati, Ungaretti e Moravia, e vince il primo premio.

Il 7 gennaio 1945, presso la Sala Umberto di Roma, promuove, nell'ambito della neonata Associazione culturale cinematografica italiana (ACCI), un incontro-processo sul cinema del passato dal titolo "Atto d'accusa al cinema italiano".
Dal 1950, per trent'anni sarà nella giuria del Premio Viareggio.
Il 14 ottobre 1950 vara la rubrica "Italia domanda" sul n. 1 di Epoca, "settimanale politico di grande informazione" edito da Arnoldo Mondadori, ma dopo soli quattro numeri dà le dimissioni dal comitato editoriale della rivista per contrasti con il direttore Alberto Mondadori.
Il 28 febbraio 1952, sull'organo della Democrazia cristiana Libertas, Giulio Andreotti (allora sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio) in un articolo dal titolo "Piaghe sociali e necessità di redenzione" critica il film "Umberto D." e auspica che De Sica si dia a un cinema diverso da quello proposto dai copioni di Zavattini. Invitato negli Stati Uniti con De Sica per elaborare un progetto cinematografico, l'autore non potrà seguire il regista in quanto non ottiene il visto dall'ambasciata statunitense.
Il 22 dicembre 1952, a nome di tutto il cinema italiano, accoglie a Roma Charlie Chaplin presso il Centro sperimentale di cinematografia (CSC). Nel 1953 viene eletto presidente della Federazione italiana circoli del cinema (FICC) e in marzo si reca a Cuba e in Messico: all'Avana racconta la sua esperienza di cineasta soffermandosi sul suo concetto di "neorealismo" per i "Cuadernos de cultura cinematografica"; in Messico interviene al "Seminario sul Cinema italiano".
I film
Tra i film ideati, quelli di cui ha scritto solo il soggetto o anche la sceneggiatura, da solo o in collaborazione con altri, anche in una biografia sintetica bisogna ricordare almeno "Quattro passi fra le nuvole" (Blasetti, 1941), "I bambini ci guardano" (De Sica, 1944), "Sciuscià" (De Sica, 1946; Oscar speciale, il primo Oscar a un film non in lingua inglese, perché "la qualità di questo film, nato palpitante di vita in una nazione devastata dalla guerra, dimostra al mondo che lo spirito creativo può trionfare sulle avversità"), "Ladri di biciclette" (De Sica, 1948; Oscar come miglior film straniero), "Miracolo a Milano" (De Sica, 1951), "Bellissima" (Luchino Visconti, 1951), "Umberto D." (De Sica, 1952), "Roma ore 11" (Giuseppe De Santis, 1952), "L'oro di Napoli" (De Sica, 1954, dal libro di Giuseppe Marotta), "La ciociara" (De Sica, 1960, dal romanzo di Alberto Moravia), "Il giudizio universale" (De Sica, 1961), "Lo chiameremo Andrea" (De Sica, 1972).

Nel 1954 il Consiglio mondiale della Pace, con sede a Vienna, gli assegna il Premio mondiale per la Pace.
Trascorre tutta l'estate 1957 in Messico dove, per il produttore Manuel Barbacano Ponce, si dedica all'ideazione di tre film: "L'anellino magico", "L'anno meraviglioso" e "Mexico mio". Dal dicembre 1959 a fine febbraio 1960 è a Cuba su invito dell'Istituto cubano d'arte e industria cinematografica diretto da Alfredo Guevara, per lavorare con i giovani cineasti cubani; tra l'altro scrive il soggetto e collabora alla sceneggiatura del film di Julio Garcia Espinosa "El joven rebelde" ("il giovane ribelle").
Nella notte tra il 26 e il 27 agosto 1968, in occasione della Mostra del Cinema di Venezia, insieme ai rappresentanti dell'ANAC, dell'ARCI, della FICC, occupa la Sala Volpi per rivendicare il ruolo degli autori e dei cineasti nella gestione della Mostra: viene trascinato via e arrestato con altri manifestanti.
Pubblica con Scheiwiller il libro di poesie in dialetto luzzarese "Stricarm' in d' na parola" ("stringermi in una parola").
Nel 1977 gli viene conferito The Writers Guild of America Medaillon, il premio dell'Associazione Scrittori di cinema americani, una onorificenza di cui era stato insignito solo Charlie Chaplin.
Nel novembre 1977 va in onda sulla prima rete RAI in tre puntate il film "Ligabue", soggetto di Za, tratto dal suo poemetto "Toni", sceneggiatura in collaborazione con Arnaldo Bagnasco, regia di Salvatore Nocita.
Nel 1980 è promotore dell'Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, e ne diviene presidente; il 4 agosto muore la moglie Olga, e in dicembre esce il libro "Zavattini parla di Zavattini", una conversazione elaborata da Silvana Cirillo, con introduzione di Walter Pedullà.
L'11 settembre 1981 riceve a Forte dei Marmi il Premio per la satira politica.
Nel 1982 riceve la medaglia d'oro del Comune di Milano.
Muore a Roma (Italia) il 13 ottobre 1989, nella sua casa di via Sant'Angela Merici, e la salma viene traslata a Luzzara.

II 5 dicembre 1990, presso il Centre Georges Pompidou di Parigi, sotto il patrocinio della Regione Emilia Romagna, si inaugura la grande retrospettiva cinematografica "Ciao Zavattini, hommage à Cesare Zavattini".
Dal 30 ottobre al 7 dicembre viene allestita a Parma, sotto l'alto patronato del presidente della Repubblica, la mostra a cura dell'Archivio Cesare Zavattini e di Paolo Nuzzi "Una vita Za. Le opere e i giorni di Cesare Zavattini"; viene pubblicata da Guanda la monografia a cura di Paolo Nuzzi, con i contributi di quaranta noti studiosi; il catalogo, a cura di Renato Barilli, presenta tutte le opere pittoriche esposte. La mostra parmense viene riproposta a Roma dal 21 maggio al 27 giugno 1997, e successivamente a Reggio Emilia dal 7 febbraio al 22 marzo 1998, con il titolo "Cesare Zavattini. Una vita in mostra".
Nell'estate 2014 la Fondazione Franco Fossati gli dedica la rassegna di film "Il grande Za" allo WOW Spazio Fumetto e allestisce dei roll-up che illustrano sinteticamente la sua vita e la produzione nei diversi ambiti culturali.
  • Sito ufficiale di Zavattini: www.cesarezavattini.it, un progetto della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e dell'Archivio Cesare Zavattini
  • Piero Zanotto. "Zavattini contro la Terra" intervista a Zavattini in Linus n.43, ott.68.
  • Francesco Biagi (a crua di). "Cesare Zavattini milanese". Volumetto 156 pp (nero e colori) + cop 2c (nero+blu), rilegato, edizione fuori commercio, stampato in occasione della consegna della medaglia d'oro del Comune di Milano a Cesare Zavattini, tiratura 2.000 copie. SIDALM (SocietÓ Italiana Dolciario Alimentare Milano), giugno 1982.
  • Massimo Alberini. "1930-1940 Dieci anni di vita milanese" in "Cesare Zavattini milanese". SIDALM, Milano, 1982.
  • Cesare Zavattini. "Parliamo tanto di me". Valentino Bompiani & C., Milano, 1931 (prima edizione).