| Edmondo DE AMICIS | 1846-1908 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Nasce a Oneglia (Imperia, Italia) il 31 ottobre 1846. Studia a Cuneo, dove la famiglia si è trasferita, e a Torino, dove nel 1863 è alunno del Collegio Candellero; qualche suo scritto viene già pubblicato dal giornale Il Diritto. Ancora bambino, nel 1859, aveva cercato di partire con Garibaldi; a sedici anni entra all'Accademia militare di Modena e partecipa in fanteria con la qualifica di luogotenente alla battaglia di Custoza (1866). Alla fine del 1867 a Firenze assume la direzione della rivista del Ministero della guerra L'Italia militare e nel 1868 pubblica una raccolta di sue notazioni e bozzetti nel libro "La vita militare".Il buon esito del suo primo libro lo incoraggia a intraprendere la carriera giornalistica e l'attività di scrittore. Si stabilisce a Torino. Come inviato della Nazione, quotidiano di Firenze, assiste alla presa di Roma nel 1870; viaggia molto (Europa, Stati Uniti) e collabora con giornali e periodici: la Nuova Antologia, Le Cronache Bizantine, L'Ilustrazione Italiana, il Fanfulla, la Tribuna. Progetta e coltiva per lungo tempo un libro di cui scrive all'editore Emilio Treves già nel 1878: "Ho in testa un libro nuovo, originale, potente, mio - di cui il solo concetto mi ha fato piangere di contentezza e di entusiasmo... Mi son detto: per fare un libro nuovo e forte bisogna che lo faccia colla facoltà nella quale mi sento superiore agli altri col cuore". Il 17 ottobre 1886, all'apertura delle scuole, esce "Cuore", per l'editore Treves: un'intelligente operazione di marketing per un libro che racconta un anno scolastico tipico (l'autore, sposato a Teresa Boassi, ha due figli: Furio e Ugo) come un intreccio di vite private di studenti, maestri e famiglie, episodi scolastici ed eventi pubblici, sagge riflessioni e letture edificanti. Il successo dell'opera che fa leva sulla sensibilità del lettore per i temi più nobili, eroici e compassionevoli è enorme, nonostante l'accoglienza molto tiepida degli ambienti religiosi che vengono tenuti a margine di una visione di laica coerente con l'etica risorgimentale dell'autore già orientata verso il socialismo. Alla fine del 1886 viene battuto ogni record con 41 edizioni e 18 domande di traduzione. Le vendite si contano a centinaia di migliaia di copie, e nel 1923 si raggiungerà quota un milione.Seguono altri libri, tutti di successo, particolarmente "La carrozza di tutti" del 1899. Agli inizi del nuovo secolo pubblica presso l'editore fiorentino Giuseppe Nerbini, ma nel 1906 è ancora con i fratelli Treves per pubblicare tra l'altro "L'idioma gentile", un complesso libro sulla lingua italiana e modi e vezzi di praticarla, la lettura, la dialettica, la sua continua evoluzione. Molto provato da un difficile rapporto coniugale e dal suicidio del figlio ventiquattrenne Furio (Torino, 15 novembre 1898), l'autore muore a Bordighera (Imperia, Italia) l'11 marzo 1908.
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