La mattina, per tempissimo, l'operaio va, per così dire, a prendere la sua boccata di rambla. Certe volte, tra gruppi di carpentieri, di facchini che leggono i giornali, fumando l'eterno cigarrito, si vedono decine e decine d'imbianchini, che portano attorno il pennello sull'asta con la stessa gravità con cui uno svizzero pontificio
reggerebbe la pittoresca alabarda.
La rambla, in quell'ora mattinale, è odorosa come lo spogliatoio d'una etéra di buona razza. La parte centrale, occupata dal mercato dei fiori, è tutto un gentil poema di tinte delicate e di soavi profumi. Elianti, ninfee, convolvoli, iridi, ciclamini, alcee rosee, spigonardo, primule, orchidee, campanule s'intrecciano, alla mite ombra dei platani, con le fronde smerlettate delle conifere e delle felci arboree. Erasmo Darwin potrebbe cantare sulla rambla i suoi Amori delle piante.
...... il vergin Fiordaliso / secretamente sospirando langue. / Ma della Rosa il giovine marito, / in sua bellezza rigoglioso, oh quante / bee voluttà da la vermiglia tinta / ond'ella adorna, vergognando, il volto. / Le innamorate Madreselve intanto / s'incontrano, s'abbracciano, s'annodano / con caldi amplessi...
I banchi artistici, di marmo e di ferro fuso, tra un platano e l'altro,
paiono altari sacri alla dea Flora: e le sacerdotesse, snelle, fresche,
sorridenti, chiuse, attillate in abiti semplici e di forma elegante, col
grembiule candido come i loro gigli, par che chiamino gli avventori a
furia di sorrisi e d'occhiate: e ogni contratto prende così l'intonazione
d'un idillio floreale di Teocrito.
Marte, reduce dalla piazza d'armi, fa una corte assidua, spietata a Flora
e si ferma lungamente a contemplare, a studiare i vasi e i mazzolini,
come se fossero composti di piante... topografiche.
Il mercato dei fiori è così frequentato, tutti i giorni,
da far nascere il sospetto che le signore catalane amino lo stufatino
coi giacinti anziché con le patate, e preferiscano un'insalatina
di viole mammole a quella di barbabietole e fagiolini verdi.
Amano anche con passione gli uccelli e infatti, accanto ai fiori, vi è
un mercato di canarini, di fringuelli, di passerotti, di cinciallegre
e di merli.
In mezzo a quell'innocente e garrula mercanzia, ch'empiva l'aere di trilli
giocondi, vidi un cantastorie con un tabellone, il quale, tra il pispiglio
grazioso dei canarj, narrava con voce assai cupa il fatto vero successo
del terribile feroce assassino che con barbarie inaudita trucidava
di sua propria scellerata mano un'innocente famiglia. Mentre ne
facevo la macchietta, egli proseguiva la sua narrazione sanguinaria, degna
d'Ulisse Barbieri, pur tenendomi d'occhio. Poi, quando s'accorse che avevo
finito, interruppe gli assassinii, sporgendo la mano e dicendomi, con
grande stupore del suo pubblico di serve a spasso:
Caballero: se puede mirar?
Gli porsi il ritrattino ch'egli esaminò con viva compiacenza, poi
me lo rese, esclamando: bueno. E proseguì:
... e fu consegnato finalmente nelle mani del carnefice,
onde pagare il fio di tanta iniquità.
(da Gandolin "Il Pupazzetto spagnolo", illustrazioni dell'autore. Prima edizione, Genova, ottobre 1886 =F2=)