| 1849-1916 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Nasce a Verona (Italia) nel 1849 (o, secondo altre fonti, nel 1855). Autrice di letteratura per l'infanzia, firma abitualmente con lo pseudonimo Cordelia. Esordisce nel 1879 con "Il regno della donna", per i tipi dei Fratelli Treves, un vero manuale antifemminista che spiega alle donne il loro ruolo subalterno all'uomo. Il libro sarà più volte ristampato e godrà di ampia diffusione, ma le convinzioni dell'autrice compiranno una parabola che si completerà con una sorta di radicale autocritica con il suo ultimo libro, pubblicato nel 1916 (anno della sua scomparsa). Dirige con il fratello Achille Tedeschi il Giornale dei fanciulli (Treves, Milano, dal 1884, dalla trasformazione di La pergola, 1881-1883), "settimanale di letture illustrate per l'infanzia", che nel 1889 assorbirà anche lo storico Giornale per i bambini fondato da Martini e interromperà le pubblicazioni con il n. 52 nel dicembre 1901. Dirige per i Fratelli Treves anche il settimanale Mondo piccino, "letture illustrate per i bambini", dal n. 1 del 4 marzo 1886. Collabora nel frattempo con La ricreazione, "giornale illustrato di racconti e novelle per le famiglie", mensile di 16 pagine con copertina, anche questo edito dai Fratelli Treves. Nel 1883 pubblica "Il castello di Barbanera", con illustrazioni di Dante Paolocci; seguono nel 1884 "Nel regno delle fate" (una raccolta di fiabe illustrata da Edoardo Dalbono), "Casa altrui" (racconti illustrati da Edoardo Matania e Vespasiano Bignami) e "I nipoti di Barbabianca" (con illustrazioni di Edoardo Matania). Pubblica "Racconti di Natale", senza illustrazioni, nel 1885 (ma l'edizione del 1913 sarà illustrata da Edoardo Dalbono, Macchiati e Colantoni). Nel 1886 pubblica "Per la gloria", nel 1888 "Vita intima" (2° ed.) e nel 1889 "Alla ventura" (racconto fantastico, con le illustrazioni di Gennaro Amato). Scrive "Piccoli eroi" nel 1894 (con le illustrazioni di Arnaldo Ferraguti) e "Catene" nel 1903. Moglie dell'editore Treves, pubblica quasi esclusivamente con la casa editrice di famiglia. Nel 1909 scrive tuttavia "L'ultima fata" per i tipi Bemporad, con un'illustrazione di Duilio Cambellotti. La sua ultima opera è "Le donne che lavorano" nel 1916; nell'introduzione scrive: "Dal giorno ch'io scrissi Il regno della donna [la sua opera d'esordio, 1879] il mondo è mutato, e le mie idee si sono andate modificando, come si è modificato l'ambiente in cui viviamo". E' cambiata dunque radicalmente la sua visione della donna, dei suoi diritti, della sua uguaglianza con l'uomo. Muore a Milano (Italia) nel 1916. Bibliografia
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